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Molto a sud di Stoccolma di Alessio Schiavo

Molto a sud di Stoccolma di Alessio Schiavo

Marco Milani

Un noir? Riduttivo. Un thriller psicologico? Non propriamente. “Molto a sud di Stoccolma” di Alessio Schiavo, edito da Fernandel, è qualcosa di più e di diverso. È un invito all’introspezione, un viaggio nel proprio io che può portare a scoperte a volte inaspettate. Un sentiero che il lettore è costretto, o quasi, a percorrere sin dalle prime righe del romanzo che annovera due soli protagonisti, entrambi senza nome, tutti e due senza volto, e tra loro un unico mezzo di comunicazione: note battute al computer per non tradire le emozioni che la scrittura a penna può trasmettere.

Un’adolescente viene rapita sul finire del mese di ottobre. Rapimento che non prevede alcuna violenza fisica. Quando riacquista i sensi, quando il narcotico utilizzato cessa i suoi effetti, la giovane trova una prima nota, in una stanza senza finestre, illuminata da due alte plafoniere, di cui una nel vano adibito a bagno, in un ambiente privo di ogni minimo comfort se non l’essenziale per la sopravvivenza.

L’ambiente è asettico, ogni oggetto presente nella stanza di detenzione è pensato dal carceriere per raggiungere l’intento prefissato. Non vi è nulla che la possa portare ad arrecarsi del male fisico, finanche lo specchio della stanza/bagno è sostituito da carta stagnola, così come il water da una toilette alla turca, e le punte delle matite, usate per rispondere alle note, sono solo leggermente temperate.

Il suo rapitore le chiarisce sin da subito che non ha alcuna intenzione di farle del male, anzi, il suo progetto, studiato fin nei minimi particolari, in maniera maniacale, ha come obiettivo la protezione e l’elevazione, attraverso “un’educazione alternativa”, della giovane reclusa. Insegnamenti, impartiti attraverso libri di letteratura, brani di musica classica e film d’autore, questi ultimi diffusi con l’ausilio di uno schermo lcd fissato a una parete, volti a immunizzare la giovane dalla società, rendendola quindi capace di difendersi da essa. E nello scorrere del testo la società stessa è messa più volte sotto accusa, anche se l’accusatore è una mente finissima e deviata al tempo stesso che, seppure membro di quella stessa società, la vive ai margini, da autorecluso, guardandola con distaccato disincanto.

Ogni indicazione, ogni richiesta, ogni informazione è consegnata attraverso una lunga sequela di note fatte passare attraverso uno dei due fori di una porta blindata appositamente fatta installare dal sequestratore, la stessa fessura usata per i pasti quotidiani. Ma la giovane rapita non si rivelerà un’allieva acquiescente tanto che tra di loro non si instaurerà mai alcuna forma di empatia.

Il romanzo di Alessio Schiavo adopera un lessico e una struttura narrativa ricercati che non lasciano spazio a fronzoli o divagazioni, arriva dritto e dirompete alla mente del lettore attraverso la costruzione di un’atmosfera volutamente claustrofobica e capace di catturare l’attenzione fino al suo epilogo. Pur essendo al suo esordio letterario, lo scrittore novarese sfoggia brillanti capacità narrative che seppur nella laboriosità del testo, che semmai ci si aspetterebbe da penne più vissute e maggiormente smaliziate, fanno presagire un lungo e proficuo percorso letterario. I nostri complimenti anche all’editore Fernandel che ha saputo riconoscerne il talento del suo autore, offrendo ai propri lettori un’opera narrativa di indubbio valore.

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Ci sentiamo di consigliarlo agli amanti del genere noir/thriller psicologico, ma anche a quanti sono alla ricerca di una narrazione che esce fuori, e con successo, dagli schemi classici del romanzo epistolare.

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