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La danza dei tulipani di Ibon Martìn

La danza dei tulipani di Ibon Martìn

Marco Milani

Una piacevole scoperta. È quanto ha rappresentato per me la lettura del thriller “La danza dei tulipani” di Ibon Martìn, fortunatamente oserei dire, portato in Italia dall’editore Piemme.

Devo ammettere che la prima cosa che ha attirato la mia attenzione, nel mio girovagare tra gli scaffali delle librerie, è stata la copertina. Un tulipano primeggia su un binario seminascosto dalla foschia e timidamente illuminato dai fari della locomotiva di un treno che si intravede in lontananza. Ne ho letto poi la quarta di copertina e ho deciso che quel libro andava sicuramente gustato fino in fondo.

E la prima impressione è stata pienamente ripagata.

Il romanzo dello scrittore basco si apre con un omicidio: un macchinista della linea Urdaibai, nella riserva naturale basca, si trova ai comandi del treno quando d’un tratto vede una sedia sistemata sui binari. Seduta vi è una donna che stringe tra le mani un tulipano. Non una donna qualsiasi: su quella sedia c’è la moglie del macchinista, di Santi. L’uomo in preda al terrore cerca di frenare, ci prova con tutte le forze, ma la corsa del convoglio rallenta troppo lentamente e l’impatto è inevitabile.

Tutta la scena viene ripresa da un cellulare fissato su un palo ferroviario e trasmessa in diretta su Facebook. La vittima è Natalia Etxano, nota e stimata giornalista di un’emittente radiofonica della zona. Le prime indagini vengono affidate a Julia Lizardi e al suo collega della polizia locale Raùl.

L’inquietudine e lo sconcerto scuotono l’intera comunità locale. La polizia decide quindi di istituire l’Usoar, acronimo di Unità Speciale Omicidi Alta Rilevanza, al cui comando viene chiamata Ane Cestero del commissariato di Gipuzkoa. Una squadra di poliziotti che dovrà essere pronta ad intervenire in caso di omicidi multipli, seriali, con vittime di particolare notorietà o in casi di sangue che destano particolare allarme sociale.

L’omicidio di Natalia Etxano sarà solo il primo di una lunga serie, tutti legati dalla presenza dei tulipani, prima che la ertzaina, l’agente della polizia Autonoma Basca, e il suo gruppo possano assicurare alla giustizia il colpevole.

Ibon Martìn accompagna il lettore tra le pagine del suo romanzo con padronanza di linguaggio che rende il testo scorrevole e con un intreccio narrativo logico, ben studiato e per nulla scontato, anche grazie al fatto che Martìn ha sapientemente saputo dosare la lunghezza di ogni singolo capitolo.

A completare un quadro già di pregevole fattura, l’accuratezza con la quale l’autore descrive ogni luogo, ogni ambientazione, ogni atmosfera, ogni sapore e colore, finanche i profumi, segno di una conoscenza o di uno studio approfondito dei luoghi. Non meno particolareggiata è la presentazione dei vari personaggi che via via si incontrano tra le pagine del thriller poliziesco. Di ciascuno Ibon Martìn fa comprendere il carattere, la psicologia, la forza o la debolezza.

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In un crescendo di situazioni che tengono incollato il lettore al testo fino alla fine, “La danza dei tulipani” è un’opera narrativa che va letta.

Mi sento vivamente di consigliare il romanzo a tutti gli appassionati di thriller polizieschi e invito l’editore Piemme a portare in Italia gli altri romanzi di Ibon Martìn, lo meritano. Lo merita.

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